Damn 1×02 Friendship never…appears!

Partiamo dal presupposto che farsi amici a Milano è facile come beccare un gruppo di eterosessuali al concerto di Britney Spears.

Per due principali motivi: il tempo e la confidenza.

Milano, come parecchie città del nord, è una città di gente impegnata (lo dice pure quello stronzo della pubblicità della birra).

Gente che non dice “esco” ma “se riesco mi libero”, gente che “controllo se posso la prima settimana del 2042”, gente che “forse riesco a incastrarti tra le 18 e le 18.10 per un saluto”, si, saluta tua sorella eh.

Il Milanese HA DA FARE. Sempre. In continuazione. Se ha delle ore libere è perché probabilmente ha ricevuto un “feedback negativo” dal “sale manager” con cui doveva vedersi per un “brunch”. Ma nella maggior parte dei casi ogni minuto è ideale per incastrare 8000 appuntamenti. Manco stessimo parlando di capi di stato o premi nobel. Ma quale nobel, il Milanese è come una camera d’albergo: SI PRENOTA.

Tu sei incoscientemente convinto che per uscire con qualcuno nel weekend basti chiamare il venerdì sera e chiedere “ci vediamo domani?”?

MA VAFFANCULO! Non hai capito nulla. L’agenda di un meneghino è “FULL OF DATES”. Non puoi. Non devi. Sei pazzo. Uscire con un milanese è come dare le dimissioni: serve un mese di preavviso. A quel punto, FORSE, riuscirete ad incontrarvi. Ma quasi sicuramente no.  Però attenzione perché a seconda dei casi il suddetto ti invierà un messaggio su whatsapp che in caso positivo suonerà così “ora non facciamo passare un altro anno prima di rivederci eh”  o altrimenti  “certo che io e te non riusciamo mai a beccarci, eh!”. Stronzo/a sei tu che hai più appuntamenti di una zoccola in piena estate, io passo le serate in casa a contare i nei di Bruno Vespa. #perdire

Per me è veramente inconcepibile. Io vengo da un paesino sperduto tra le colline marchigiane dove chiunque sa chi sei, con chi esci e quanti peli hai sul culo. Chiamo gli amici, i soliti, storici, irriducibili amici e la domanda è “che facciamo?” . Perché è scontato, sicuro, certo che passeremo la serata insieme.

Questo a Milano è vagamente impossibile. O quasi. Perché a Milano, dopotutto, esistono i cosiddetti “gruppi fissi”, quelli che escono in massa sempre, come le sardine, e si spostano a banchi. Ma possibile che dopo 3 anni devo ancora capire come passare da “conoscente” ad “amico”? ad entrare nel branco? C’è forse una sorta di sfide da superare tipo “giochi senza frontiere” e nessuno mi ha iscritto? o devo agitare la mia peluria come un pavone in calore? Qualcuno mi informi please!

Perché per uno come me è sempre stato facile ovunque andassi. Voglio dire, faccio amicizia anche con le formiche. Entro in un posto, chiacchiero, rido, scherzo e quando me ne vado ho conosciuto almeno metà locale.

Qua no. Nada. Nisba. Anche perché, se prendi troppa confidenza, scatta il tipico sguardo meneghino del “chi cazzo sei? ci conosciamo?”.

Al che tu e la tua verve incontenibile da caciarone di paese indietreggiate fino a raggiungere l’uscita a testa bassa, camminare veloce verso la metro e tornare a casa piangendo con lo stesso animo di una pensionata disperata perché è stata fatta morire la soap “Centovetrine”.

E questo, amico e compagno “emigrato” come me, non è giusto! Dobbiamo ribellarci! “Centovetrine” merita di vivere. Ah no, scusate…Dobbiamo ribellarci! Basta passare le serate ad ascoltare Loredana Bertè gridando “AMICI NON NE HOOOO”. Basta Nutella. Basta l’autocommiserazione il sabato sera su social network deserti. E sopratutto basta anche con questa storia che i polentoni sono freddi (per giustificare il fatto che siamo dei poveri disadattati che moriranno gattari). Non è così. Primo perché sono tutti TERRONI, poi perché semplicemente non è colpa loro. E’ colpa della Marcuzzi. La vita a Milano è come la prova immunità. Chi è dentro è dentro e chi è fuori rischia l’eliminazione. Siamo un mare di stronzi con stampato in fronte “ritenta sarai più fortunato.”

Ma nulla è perduto amici. Ho la soluzione! Quando mi sento solo, io ho una certezza, un faro di luce su cui posso sempre contare in mezzo a questa oscurità: il marocchino sotto casa che ogni volta che passo esclama “ciao amico!”. Sticazzi!!!

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