Damn 1×03 No Emorroidi, no party!

A Milano si mangia. E si mangia anche bene.
Milano offre una vasta gamma di prodotti tipicamente lombardi, tipicamente cinesi, tipicamente messicani, olandesi, tedeschi, neozelandesi e della Papuasia del sud. Dal kebab ai noodles fino ad arrivare alla mousse di chela di granchio. Esistono locali di ogni genere e puoi mangiare dove vuoi, quando vuoi e quello che vuoi. Diciamo pure che i milanesi sono dei grandi estimatori di cibo. D’altronde se abbiamo l’Expo qua un motivo ci sarà no?

Io dividerei il popolo meneghino in 3 macro tipologie di “mangiatori”.

La prima è sicuramente composta dai multi-etnici. Per farvi capire, pochi giorni fa, di fretta, entro nel primo supermercato vicino. Prendo della verdura e mi metto alla ricerca del reparto carne. Davanti a me spunta ENORME un reparto Sushi con tutte le tipologie dell’universo già impacchettate o fatte al momento da portare via. E il reparto carne? Inesistente.

Milanese te lo dico: BASTA.

A me piace provare nuovi gusti, conoscere nuove culture ma mi sono fracassato la minchia di andare al Carrefour e tentare inutilmente di trovare la patatine bianche, quelle anni 90, quelle da compleanno a casa con 4 amici e la torta sbilenca, perché TU milanese vuoi le patatine al mandarino, alla paprika e al guano di colibrì.

Perché ormai è così: se mangi italiano sei antico, sei sfigato, sei démodé. Se non esci dal ristorante e non hai ingurgitato almeno 40 varietà di spezie “che cazzo sei andato a fare?”. Se la mattina dopo, sul water, non fai un omaggio a Chernobyl NON SEI NESSUNO. I milanesi devono avere un apparato digerente d’amianto. Io, se mangio messicano, ho un attacco di colite che devo mangiare in bianco fino al 2018, altro che fajitas!

ps: Quando c’è un all you can eat, però, i multi etnici tornano a essere italiani e mangiano anche i tavoli perché “tanto costa solo 20 euro”.

E quando c’è da risparmiare il milanese ha il suo asso nella manica ed entra in gioco la seconda categoria: quella che si ciba grazie all’aperitivo. Che adesso, signore e signori, si è evoluto in APERI-CENA. O meglio, si è adattato al popolo meneghino.  Perché una volta con due cocktail ti portavano noccioline, patatine e forse un mezzo panino smunto. Oggi no. Quantità esorbitanti di roba, vassoi pieni di qualsiasi variante di cibo disposti in corridoi lunghissimi. Una volta erano i camerieri a portarti il cibo, ora lavorano part time tanto te lo prendi da solo! Perché con una sola birra un Milanese è capace di mangiare primo, secondo, contorno, dolce, frutta per poi dirti “faccio un altro giro che mi è venuta un po’ fame”. Da quando esiste l’apericena le industrie produttrici di würstel hanno fatto il botto, così come quelle di patatine e di taralli pugliesi e di fettine panate.

E Il luogo preferito dai Milanesi per l’apericena? Sicuramente i Navigli. Meravigliosa cornice meneghina, distrutta solo dalla quantità di zanzare e dallo stato putrido dell’acqua, dove puoi trovare ogni mezzo metro un locale diverso con uno stronzo diverso ma che, insistentemente uguale a quello prima, griderà “ragazzi, aperitivo????”.  Quindi se arrivi a Milano all’ora di cena è più probabile che tu ti debba dirigere ai navigli perché chiunque tu debba raggiungere è sicuramente lì.

Esistono, però, anche i Milanesi che non vivono di sushi e würstel. Già, sono quelli affezionati al cibo italiano ma che non amano particolarmente uscire a cena. Quelli che ti invitano a casa (previo preavviso di 80 giorni sia mai). Da me, quando qualcuno ti invita a cena, per ringraziare dell’ospitalità e dello sbattimento porti qualcosa da bere o un dolce. A Milano pure ma non è più un gesto di ringraziamento, è una spesa in più, ci vai in perdita! Perché chi ti invita, aspetta sul divano che tu arrivi, ti fa accomodare, “una siga e un caffè” e poi? Poi con tutta la semplicità del mondo ti chiede “quindi? ordiniamo la pizza?”. Milanese sei serio? dimmi che stai scherzando. Cioè, tu mi hai invitato a cena, io ho impiegato due ore a scegliere il vino perché di vino non capisco un cazzo e non volevo fare brutta figura e tu ora vuoi chiamare “Napoli Amore Mio”? Ma il galateo pensavi fosse un tipo di caramella? Finisce poi che il vino non lo bevi e che la pizza arriva alle 22.30 e impieghi 3 ore ad addormentarti.

Quindi “emigrato” amico mio, se ti trasferisci a Milano è bene che tu sia pronto a dimenticare la buona cucina di mamma e a scegliere tra 3 diverse e irresistibili scelte di vita: avere le emorroidi, diventare alcolizzato o finanziare per sempre “A’ Pizz e’ Napoli”.

Perché, si sa, “cucinare è sbatti”.

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