Damn 1×04 Sta Casa Aspetta A Te

Caro emigrato a Milano come me, arrivano le ferie e, vacanze a parte, si ritorna in patria natia!

Perchè, si sa,  “U SANG è U SANG e A TERR è TERR”.

E quando arriva questo momento bisogna trovarsi preparati.

Innanzitutto fisicamente. A tua madre non frega nulla se vieni da mesi e mesi di aperitivi, sushi, greco, tailandese o kebabbaro. Tu sarai sempre “SCIUPATO” perché “A Milano non ti danno da mangiare”. 8000 giorni prima del tuo arrivo ti chiama e non è che chiede “quando arrivi?”, no, lei ti informa che sta preparando “i fiori di zucca fritti che ti piacciono tanto”. Perché lo sai: mangi come un bisonte e la vedi contenta. La parabola del figliol prodigo non è mai stata più realistica: “Ho fatto l’agnello!”. E carne, pesce, primi, dolci e poi si ricomincia.

Nell’arco di una settimana la prova costume sarà un lontano ricordo dato che lei, la furba, cucina i tuoi piatti preferiti a cui non sai mai dire di no.  “7 GIORNI…” non sarà più una minaccia che ricondurrai a “The Ring” ma solamente a tua madre che non avrà più un figlio ma Christina Aguilera.

Ma se per tua madre sfiori l’anoressia, per la gente, invece, avviene il contrario. La gente tenderà a dirti la solita frase del cazzo per non offenderti in maniera bastarda ma facendo il giro lungo. La frase di rito è “hey, hai messo su qualche chilo finalmente! Stai molto meglio così” che sta per “Minchia se sei ingrassato, ancora qualche chilo e chiamo Green Peace”. Queste persone dicono la stessa identica frase ogni anno quindi se da una parte sembra che anno dopo anno ci sia un tuo miglioramento, dall’altra vuol dire che almeno 3 anni prima eri anoressico e facevi cagare al cazzo. Passa pure l’inverno in palestra a massacrarti l’addome per non sembrare un barile tanto poi la gente prende il peso forma e gli fa fare su e giù come neanche Cicciolina ai tempi d’oro.

Altro punto cruciale è l’emarginazione sociale. Si, tu che di Milanese non ha praticamente nulla ti senti uno straniero a casa tua. “Ormai vivi in città”, sei “quello che viene d’estate e a Natale”, non fai più parte del popolo natio. Partecipa ad ogni evento, datti da fare alle feste di paese ma non cambia niente: “lui viene da fuori”.

Sei sempre quello di una volta ma appena inizi a conversare con qualcuno, questo ti guarda, fa un sorrisetto a mezza bocca e dice “hai proprio l’accento milanese”. Se parlando ti esce un “figa” o accenni a frasi come “mi porto la schiscia” ti guarderanno malissimo e la reazione sarà più o meno così: “Messaggio Gratuito. il numero da lei selezionato è momentaneamente irraggiungibile”, stop, fine del dialogo. E da quel momento tu sarai “il milanese”.

Anche i tuoi genitori ti emargineranno. Perché va bene che sei il cocco di mamma e papà ma dimentica quando eri a casa e avevi la tua camera, il tuo armadio, le tue cose. Torni e la metà della tua roba è stipata in un unico cassetto o scaricata direttamente in soffitta, nel frattempo i tuoi genitori si son fatti fare un soppalco, hanno restaurato il terrazzo, rimesso a nuovo il giardino, costruito una piscina, comprato un auto nuova e trasformato la tua stanza nella cameretta dei nipotini. Praticamente se prendi una camera d’albergo la senti più tua.

Ma la cosa più pesante sarà il giro dei parenti. Preparati perché il pellegrinaggio a Lourdes, a confronto, è una passeggiata. Tu arrivi, posi la valigia e tua madre ti dice “dai, vai a salutare i parenti che poi mangiamo”.

Quando torni, i tuoi hanno pranzato, cenato, dormito, fatto colazione e stanno per pranzare di nuovo. Perché ciascun parente vorrà tenerti più tempo dell’altro offrendoti tutto ciò che è possibile: una guerra di sangue tra zii, nipoti, cugini e pronipoti a chi ti annoia meno. E tra un “lo vuoi un caffè?” e un “quante ragazze hai a Milano?” (…) si arriva alla fatidica domanda: “tesoro, quanto ti fermi?” e come ogni anno la risposta è “due settimane”.

E qui i parenti si dividono in due categorie. La prima è quella degli stalker: “così poco? mannaggia! e che ci voleva a rimanere un po’ di più? Sono proprio stronzi i tuoi capi, non sanno che non ci stai mai qua?” . La seconda categoria è quella del tranquilloni: “Beh buono dai, due settimane son lunghe, ti rilassi e poi torni a lavoro”. Minchia zia, cosa sono lunghe che già metà l’ho impiegata per salutare i parenti?

La soluzione, amico mio, per salvaguardare fisico e mente è una bella vacanza all’estero. Sarà dura la prima volta ma ti abituerai. Se pensi di sentire la mancanza del ritorno al paese natio portati delle foto ricordo e fai una bella chiamata su skype. Ok, se proprio non resisti e non rinunci a mangiare la cose di mamma ti fai mandare una borsa frigo.

Tanto è già pronta, fidati.

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